Venerdì 2 Febbraio 2001
In una cena segreta finita in allegria e canzoni, lo stato maggiore di Alleanza nazionale ha deciso chi andrà a palazzo Chigi, «se il Polo vincerà»
An, ecco chi andrà con Fini al governo
Se Cossiga non accetterà, Fisichella farà il presidente del Senato. Matteoli superministro

di CARLO FUSI

ROMA — Le elezioni si devono ancora svolgere e dunque è buona regola politica, oltre che scaramantica, evitare atteggiamenti di scontata vittoria. Ma, insomma, quando il clima è positivo, quando i sondaggi sono favorevoli, quando il cibo è buono e l’atmosfera cordiale un certo rilassamento è dovuto. Così accade che lunedì scorso, in un noto locale romano, Gianfranco Fini riunisca i sei capicorrente del partito, due per ogni area di riferimento (rispettivamente Adolfo Urso e Altero Matteoli; Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa; Francesco Storace e Gianni Alemanno) e insieme a loro stili la lista dei prossimi incarichi ministeriali per An nel caso in cui il centro-destra esca vittorioso dalle urne. Operazione seria, serissima. Ma anche entusiasmante, visto che la cena è finita all’1,30 di notte e i commensali si sono alzati cantando...
Dunque. Com’è noto si comincia da Fini medesimo in qualità di vicepremier e (forse) ministro. Ma la prima biforcazione è immediata. Se il professor Domenico Fisichella, come tutto lascia prevedere, diventerà presidente del Senato, Altero Matteoli - che già fu ministro dell’Ambiente nel Berlusconi uno - sarà il capo della delegazione di An a palazzo Chigi. Gasparri farà il viceministro degli Interni con la delega sui servizi. Urso andrà agli Esteri, anche lui come viceministro. Pure Alemanno sarà della squadra, nella stessa posizione degli altri due "colleghi", forse al ministero del Lavoro. Da rilevare che la vicenda del collegio ex Storace a Roma è definitivamente conclusa con , appunto, Alemanno candidato per la Camera e Cesare Cursi per palazzo Madama. Ultima tessera del mosaico quella rappresentata da Ignazio la Russa capogruppo a Montecitorio al posto di Gustavo Selva.
Tuttavia è possibile una subordinata nell’eventualità in cui l’ex presidente Francesco Cossiga accetti le profferte del Polo e dica sì alla presidenza del Senato. In questo caso il numero uno della destra nell’esecutivo diventerebbe Fisichella (anche lui ministro nel primo governo Berlusconi) e Matteoli verrebbe dirottato al partito, a fare da coordinatore unico.
Già, perché Fini ha sempre detto di non voler lasciare la guida del partito, ed effettivamente con Matteoli, nei confronti del quale c’è un rapporto di reciproca stima, il cordone tra la stanza del vicepremier a palazzo Chigi e l’ufficio di via della Scrofa risulterebbe ben saldo. Se invece Matteoli dovesse prendere la via del governo, allora il pole position per un ruolo di primissimo piano nel partito c’è Publio Fiori, che proprio pochi giorni fa ha rinunciato a correre da vicesindaco di Roma cedendo il posto a Roberta Angelilli.
Si è discusso anche di candidature, ovviamente. Confermate quelle dell’avvocato Giuseppe Consolo e dell’immunologo Ferdinando Aiuti. Fini tuttavia avrebbe proposto un pugno di personaggi (e Consolo è tra questi) che dovrebbero avere una primazia nelle collocazione in lista: cinque nomi super-fidati - e almeno per ora top secret - da piazzare in posizione strategica nel proporzionale. Cinque uomini che tornerebbero utili anche per il dopo voto, per la gestione dei rapporti che la destra intende sviluppare dentro e fuori al governo. Si conosceranno la settimana prossima: Fini ha detto che vuole chiudere la partita degli incarichi, delicata e mai facile, al più presto.