In una cena segreta finita in allegria e
canzoni, lo stato maggiore di Alleanza nazionale ha deciso chi andrà a palazzo
Chigi, «se il Polo vincerà»
An, ecco chi andrà
con Fini al governo
Se Cossiga non accetterà,
Fisichella farà il presidente del Senato. Matteoli superministro
di CARLO FUSI
ROMA — Le elezioni si devono
ancora svolgere e dunque è buona regola politica, oltre che scaramantica,
evitare atteggiamenti di scontata vittoria. Ma, insomma, quando il clima è
positivo, quando i sondaggi sono favorevoli, quando il cibo è buono e
l’atmosfera cordiale un certo rilassamento è dovuto. Così accade che lunedì
scorso, in un noto locale romano, Gianfranco Fini riunisca i sei capicorrente
del partito, due per ogni area di riferimento (rispettivamente Adolfo Urso e
Altero Matteoli; Maurizio Gasparri e Ignazio La Russa; Francesco Storace e
Gianni Alemanno) e insieme a loro stili la lista dei prossimi incarichi
ministeriali per An nel caso in cui il centro-destra esca vittorioso dalle urne.
Operazione seria, serissima. Ma anche entusiasmante, visto che la cena è finita
all’1,30 di notte e i commensali si sono alzati cantando...
Dunque. Com’è
noto si comincia da Fini medesimo in qualità di vicepremier e (forse) ministro.
Ma la prima biforcazione è immediata. Se il professor Domenico Fisichella, come
tutto lascia prevedere, diventerà presidente del Senato, Altero Matteoli - che
già fu ministro dell’Ambiente nel Berlusconi uno - sarà il capo della
delegazione di An a palazzo Chigi. Gasparri farà il viceministro degli Interni
con la delega sui servizi. Urso andrà agli Esteri, anche lui come viceministro.
Pure Alemanno sarà della squadra, nella stessa posizione degli altri due
"colleghi", forse al ministero del Lavoro. Da rilevare che la vicenda del
collegio ex Storace a Roma è definitivamente conclusa con , appunto, Alemanno
candidato per la Camera e Cesare Cursi per palazzo Madama. Ultima tessera del
mosaico quella rappresentata da Ignazio la Russa capogruppo a Montecitorio al
posto di Gustavo Selva.
Tuttavia è possibile una subordinata
nell’eventualità in cui l’ex presidente Francesco Cossiga accetti le profferte
del Polo e dica sì alla presidenza del Senato. In questo caso il numero uno
della destra nell’esecutivo diventerebbe Fisichella (anche lui ministro nel
primo governo Berlusconi) e Matteoli verrebbe dirottato al partito, a fare da
coordinatore unico.
Già, perché Fini ha sempre detto di non voler lasciare
la guida del partito, ed effettivamente con Matteoli, nei confronti del quale
c’è un rapporto di reciproca stima, il cordone tra la stanza del vicepremier a
palazzo Chigi e l’ufficio di via della Scrofa risulterebbe ben saldo. Se invece
Matteoli dovesse prendere la via del governo, allora il pole position per un
ruolo di primissimo piano nel partito c’è Publio Fiori, che proprio pochi giorni
fa ha rinunciato a correre da vicesindaco di Roma cedendo il posto a Roberta
Angelilli.
Si è discusso anche di candidature, ovviamente. Confermate quelle
dell’avvocato Giuseppe Consolo e dell’immunologo Ferdinando Aiuti. Fini tuttavia
avrebbe proposto un pugno di personaggi (e Consolo è tra questi) che dovrebbero
avere una primazia nelle collocazione in lista: cinque nomi super-fidati - e
almeno per ora top secret - da piazzare in posizione strategica nel
proporzionale. Cinque uomini che tornerebbero utili anche per il dopo voto, per
la gestione dei rapporti che la destra intende sviluppare dentro e fuori al
governo. Si conosceranno la settimana prossima: Fini ha detto che vuole chiudere
la partita degli incarichi, delicata e mai facile, al più presto.