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| Edizione 272 del 12-12-2007 La Commissione europea manda all'Italia una lettera di ingiunzione Per la Ue insufficienti le norme contro l’omofobia di Barbara Alessandrini Proprio mentre la norma anti omofobia, o meglio una sua possibile modifica atta correggerne l'inapplicabilità, era all'esame congiunto della Commissione Giustizia e di quella Affari costituzionali, a dare una buona sponda agli sponsor della modifica del provvedimento in senso antidiscriminatorio, è arrivata all'Italia una lettera d'ingiunzione dalla Commissione Europea. Maggior tempismo non poteva esserci nella denuncia contenuta nella missiva che parla di insufficienti misure normative contro l'omofobia. La Commissione ha inviato la stessa lettera anche alla Lettonia alla Finlandia, evidenziando proprio il problema del pieno recepimento delle disposizioni che vietano ogni discriminazione basata sulle tendenze sessuali, considerandola un'infrazione rispetto alle direttive europee. Tanto che il rischio per il nostro paese potrebbe essere quello di essere portato davanti alla Corte di Giustizia e condannato per violazione del diritto comunitario. La minacciosa prospettiva ha naturalmente rianimato la sinistra antagonista che ha presentato un emendamento a firma Pdci, Verdi e Sinistra democratica, per correggere il testo del decreto sicurezza proprio sul punto dei reati di omofobia. Lo scopo è quello di “salvaguardare la volontà politica espressa nel provvedimento licenziato dal Senato - ha spiegato Gabriella Mascia, prima firmataria dell'emendamento - perché l'errore tecnico riguardante le norme sull'omofobia, di fatto, non cancella la volontà politica espressa dal provvedimento stesso”. “In tema di discriminazioni di genere - ha proseguito - c'è un vuoto legislativo da colmare urgentemente. Tant'è che proprio oggi la Commissione europea, ha richiamato l'attenzione dell'Italia su questo tema, completamente ignorato dal precedente governo”. Ma poco importa della ingiunzione di Bruxelles al centro destra che, ha abbandonatola discussione in commissione congiunta. L'avversione al testo contenente la norma anti omofobia, approvato al Senato, ha creato un fronte bipartisan in cui alla parte teocon della maggioranza si sono aggiunti Fi, An Udc e Lega. Questione di “chiarezza” per Forza Italia, dove Jole Santelli, dato il susseguirsi di posizioni contraddittorie, ha chiesto “il parere del Governo sull'ordine dei lavori in commissione, visto che non si sa su quale testo bisogna lavorare. E siccome non è arrivata risposta - ha spiegato - abbiamo deciso di lasciare i lavori”. Una decisione che Carlo Giovanardi ha motivato con il silenzio dell'esecutivo di fronte alla richiesta di mantenere l'impegno preso al Senato dal ministro Vannino Chiti, di espungere dal decreto sicurezza la norma giuridicamente errata sull'omofobia. Più duro, poi, è stato un altro esponente dell'Udc, il capogruppo della Camera Luca Volontè. “Mi auguro - ha dichiarato - che i cattolici adulti del Pd riflettano sul richiamo del Papa sulla famiglia. Mentre da una parte il nucleo fondante della società reclama, oggi più che mai, maggior tutela e nuove forme di sostegno, dall'altra c'è chi tenta in tutti i modi di sgretolarla, escogitando ogni giorno nuove trame destabilizzanti. La norma anti-omofobia sulle tendenze sessuali, al di là del pasticcio commesso con il riferimento farlocco al famigerato articolo 13 del Trattato di Amsterdam, nasconde una truffa ai danni di 22 milioni di famiglie, con una disposizione tendenziosa che punta in realtà a legalizzare il matrimonio tra omosessuali”. Più articolato, invece, l'intervento dell'esponente di Alleanza Nazionale Giuseppe Consolo che, nel ricapitolare gli ultimi passaggi parlamentari della vicenda, ha fornito una spiegazione precisa dell'abbandono dei lavori della Commissione da parte dell'opposizione. “Il modo di procedere da parte della cosiddetta maggioranza – ha detto Consolo - è assolutamente inaccettabile. Dopo che il relatore Roberto Zaccaria aveva confermato la presenza di un clamoroso errore nel testo sulla sicurezza varato dal Senato (dove il trattato istitutivo Ue viene confuso con il trattato di Amsterdam), mi sarei aspettato una doverosa e immediata correzione da parte della Camera. Tale mia aspettativa appariva ancora più evidente in considerazione della promessa fatta formalmente dal ministro Chiti di modificare a Montecitorio il testo del provvedimento per quanto concerneva l'omofobia. Poichè nulla di tutto questo pare avvenga, il gruppo di Alleanza nazionale, assieme agli altri gruppi del centrodestra, ha abbandonato i lavori della Commissione Affari Costituzionali”. In sostanza, ha concluso il capogruppo di An in Commissione Giustizia alla Camera, “ancora una volta siamo di fronte a un governo che non mantiene gli impegni presi, infischiandosene del bon ton parlamentare: ne vedremo delle belle”. |