Giustizia: Mastella richiama la sua maggioranza fra le prime polemiche

Si alzano le prime polemiche dopo l’approvazione al Senato dell’art. 1 della riforma dell’ordinamento giudiziario (contenente norme che regolano l’accesso in Magistratura) per un solo voto di scarto fra maggioranza e opposizione. Il voto in questione è stato quello del senatore a vita Giulio Andreotti.

“Il senatore a vita Giulio Andreotti, privo di mandato popolare, regala agli italiani una ‘controriforma’ della giustizia votata dal Parlamento nella passata legislatura”, sbotta in Aula il capogruppo di FI Renato Schifani denunciando quando avvenuto al momento del voto dell’art. uno della riforma della giustizia.
“Il senatore a vita Giulio Andreotti -dice Schifani- privo di mandato popolare si è assunto la responsabilità di far entrare in vigore una controriforma che svuota una riforma legittimamente approvata dal Parlamento”.
“Senatori eletti con brogli elettorali e senatori a vita salvano questa maggioranza in votazioni su provvedimenti molto importanti”, accusa il capogruppo della Lega Nord Roberto Castelli.
“Il voto del Senato di poco fa dimostra che nel governo c’è un serissimo problema politico sull’Ordinamento giudiziario, che non può essere considerato superato con il voto di qualche senatore a vita”, incalza il presidente dei senatori di AN, Altero Matteoli.
“I litigi tra ministri sono sotto gli occhi di tutti - aggiunge - in particolare emergono quelli tra Mastella e Di Pietro. Ed i problemi politici non possono essere risolti con il voto di qualche senatore a vita che vota legittimamente nel rispetto delle sue prerogative costituzionali che noi non contestiamo. Rileviamo, invece, che il governo è diviso su una materia così importante come la giustizia e che la maggioranza politica al Senato non è tale”.

“Siamo delusi anche noi per il mancato accordo sulla riforma della giustizia, - afferma il capogruppo dell’Udc al Senato, Francesco D’Onofrio- ma la responsabilità non è nostra. Mastella avrebbe potuto fare di più. L’ostacolo più grande è rappresentato proprio dallo scontro interno alla maggioranza e al governo tra lui e Di Pietro”.
“Anche sulla riforma dell’ordinamento giudiziario questo governo si è salvato per il rotto della cuffia, ma all’orizzonte dell’esecutivo si delinea soltanto la parola fine”. Ne è convinto Paolo Bonaiuti portavoce del presidente di FI Silvio Berlusconi.
“Quello che è accaduto al Senato” per Giuseppe Consolo, capogruppo di AN in Commissione Giustizia alla Camera “è la prova provata di come questa sgangherata maggioranza parlamentare stia in piedi.”
“Di fatto Prodi – continua- e compagni riescono a sopravvivere solo grazie al voto di un senatore a vita. Ma prima o poi cadranno, perché presto non basterà più un ‘provvidenziale soccorso’ a salvarli offrendo una stampella al governo”.

“I voti sull'articolo uno del ddl sulla giustizia non erano 152 ma 153: aveva votato anche la senatrice Pisa, ma il suo voto, per un errore del sistema elettronico, non è stato registrato”, dice invece Paolo Brutti della Sinistra democratica.
Luigi Zanda, vice presidente del gruppo dell’Ulivo, fa notare che, al momento del voto, era assente anche la senatrice di FI Maria Burani Procaccini mentre i tabulati di voto danno presente e votante la senatrice azzurra.
“La mia assenza dall’Aula nel momento della votazione sull’art. 1 del ddl sulla riforma dell'ordinamento giudiziario è assolutamente incidentale. Ero sceso nella sala conferenze stampa per partecipare a un incontro con dei giornalisti e non sono riuscito a rientrare in tempo per votare”, si giustifica il capogruppo Prc al Senato Giovanni Russo Spena.
“La mia condivisione del testo uscito dalla commissione è totale- aggiunge- ma non credo che nessuno possa pensare a una assenza maliziosa, nel mio caso”.
Per Anna Finocchiaro, presidente del gruppo dell’Ulivo, il voto dell’Aula del Senato è “assolutamente legittimo”.
“Le parole pronunciate in quest’Aula dal senatore Castelli – prosegue- sono le più gravi che possono ascoltarsi da un parlamentare. Egli ha contestato la legittimità di quest’Aula e lo ha fatto sulla base di alcune considerazioni che vorrei sottoporre a rapidissima verifica”.

E Clemente Mastella, ministro della Giustizia e padre del ddl, richiama la sua maggioranza e i senatori dell’Unione che hanno messo a rischio il passaggio dell’articolo: “Sarebbe meglio che prima delle votazioni sull’articolo 2 la maggioranza si chiarisse le idee”.
“L’opposizione - dice Mastella - si sta comportando con grande responsabilità. Sarebbe bene che la maggioranza facesse altrettanto”.
Per Mastella, infatti, i problemi “sono emersi dalla nostra parte”.

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