L’UDC si distingue ancora una volta dal centro-destra e mette in discussione quale sia il sistema migliore ...

... per mandare a casa il Governo Prodi. Stavolta la polemica nasce dal diverso atteggiamento tenuto alla Camera durante il voto dell’altra notte che ha convertito in legge il ddl sulla riforma della giustizia di Mastella. Le parole del segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, sono chiare: «È inaccettabile che altre forze dell’opposizione abbiano rinunciato al proprio dovere di parlamentari disertando l’aula di Montecitorio, anche, forse, per il motivo poco nobile di farsi tre giorni sotto l’ombrellone». Insomma, abbandonare l’aula tentando di far mancare il numero legale o restare sugli scranni votando contro e contesando articolo per articolo la legge che ha annullato la riforma Castelli? Rocco Buttiglione è convinto che l’unica opposizione che possa dare frutti sia quella del proprio partito, perché «se i parlamentari di An e Forza Italia invece di uscire dall’aula fossero presenti qualche votazione la vinceremmo e forse manderemmo a casa il Governo Prodi». Ma, a dirla tutta, in aula a notte fonda, erano rimasti anche otto deputati della Lega (che, ovviamente, hanno votato contro il ddl). Proprio il partito di Bossi, in precedenza, aveva contestato la scelta dell’Udc di non lasciare l’aula. Anche se l’ex ministro Roberto Calderoli non ha lesinato le critiche ai veri avversari: «Questa maggioranza prima ha fatto cancellare la riforma della Costituzione, poi ha affossato la seconda delle riforme di un ministro leghista, rimettendo così la giustizia nelle mani delle correnti dei magistrati». Poteva finire lì, invece Cesa ha voluto puntualizzare: «La strategia di An e Forza Italia di abbandonare l’aula per favorire l’esodo estivo dei propri parlamentari è stata veramente infantile. Chi vuole mandare a casa Prodi non va in vacanza». Il segretario Udc ha voluto replicare anche a chi lo accusa di aver offerto l’ennesima «stampella» a Prodi: «La maggioranza già da sè garantiva ampiamente il numero legale». La scelta di restare a votare un effetto comunque lo ha avuto: i ringraziamenti di Mastella inviati «agli amici dell’Udc». Ma non solo. Il ministro della Giustizia (che durante le dichiarazioni di voto si è intrattenuto a lungo con l’amico Casini) «ha voluto ringraziare anche il Movimento per le Autonomie e i deputati della Lega che, partecipando al voto, hanno dimostrato senso delle istituzioni, a differenza degli altri mossi dalla propaganda anziché dalla dialettica parlamentare». A criticare la scelta dell’Udc, ci aveva pensato già prima del voto, Gaetano Pecorella (FI): «Lasciamo solo a voi la responsabilità di approvare una legge ingiusta sotto il profilo della terzietà del giudice e dell’indipendenza di ogni singolo magistrato». Sulla stessa linea Giuseppe Consolo di An: «Abbandonare l’Aula è un segno di protesta verso la maggioranza di governo, che non solo ha voluto escludere gli avvocati dai consigli giudiziari, ma non ha voluto neanche dare una risposta sulle ragioni di questa inspiegabile esclusione». Anche per Cesa, comunque, si tratta di «una legge pessima che tutela una casta e che ha privilegiato il dialogo extraparlamentare con la magistratura piuttosto che il libero confronto in Parlamento». Alla fine dei conti, nella battaglia sulla giustizia, quella che una volta era la Casa della Libertà avrebbe potuto tradurre la propria contrarietà alla riforma Mastella in un atteggiamento unitario in aula. Ma il metodo si è messo di mezzo ancora una volta: l’opposizione «intransigente» di Forza Italia e An non è riuscita a portare dalla propria parte l’opposizione «costruttiva» dell’Udc.

politico@iltempo.it

domenica 29 luglio 2007

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