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| LA CASA è sotto assedio, e con essa la stessa nozione di proprietà. E ciò avviene in un Paese in cui l'80 per cento delle famiglie vive in una abitazione propria. Veniamo ai fatti. Nei giorni scorsi a Verona un gip ha confiscato le abitazioni che privati avevano affittato a stranieri: questi ultimi erano clandestini, ma è incredibile che questo basti perché un magistrato metta le mani sui beni altrui. Analoga decisione qualche giorno dopo, a Milano, dove un giudice ha confiscato otto appartamenti affittati a prostitute e viados. Com'è noto, in Italia la prostituzione non è un reato (lo sono l'adescamento e lo sfruttamento della stessa), ma il gup ha applicato l'articolo 240 del codice penale. Gli appartamenti, insomma, diventeranno dello Stato. Non bastasse, la seconda sezionale penale della Cassazione - applaudita dal ministro Ferrero, di Rifondazione - ha pronunciato una sentenza che assolve una donna che aveva abusivamente occupato una casa pubblica. Oltre a ciò, la stessa Corte ha dato ragione al presidente del X Municipio di Roma che nel 2005 aveva requisito case sfitte di proprietà privata per darle a senza tetto. La ciliegina sulla torta l'ha messa il ministro Antonio Di Pietro, che invece di pensare a ridurre Ici e Irpef sulle abitazioni, ha predisposto un piano che si propone di spendere una cifra colossale (1,5-1,7 miliardi di euro), per iniziative assistenziali: creando un fondo di sostegno agli affittuari, costruendo nuovi quartieri-dormitorio, dando aiuti alle cooperative edilizie. Seguendo strategie convergenti, magistrati e politici stanno distruggendo il legame tra famiglia e casa di proprietà. Quando viene sequestrato un appartamento che magari si era comprato per lasciarlo ad uno dei figli, non solo si compie un’ingiustizia, ma si mina un pilastro della società civile: la proprietà. E se la proprietà non è più tutelata a causa di una tassazione da rapina e di una legislazione che giustifica l'esproprio, viene meno ogni incentivo a lavorare e preoccuparsi del futuro. Come ha sottolineato un diessino anomalo, Vincenzo De Luca, sindaco di Salerno, «fa più pena chi deve pagare un mutuo dopo una vita di sacrifici, che chi ha le braccia robuste ma aspetta che la casa caschi dal cielo». È un'osservazione radicata in quella cultura del buon senso che governanti e magistrati sembrano aver smarrito. Invece che alleggerire le tasse sulle abitazioni (a beneficio, evidentemente, degli stessi affittuari), si espande il fallimento dell'edilizia pubblica. Invece che eliminare la «tassa» impropria delle spese notarili, si disincentiva dall'investire nel mattone, con il risultato che le giovani coppie dovranno fare i conti con locazioni sempre più alte. Protestando contro le sentenze della Cassazione, il deputato di An Giuseppe Consolo ha detto che «la proprietà è un bene primario non secondo a nessuno». È a partire da questo principio che l'America è diventata quello che è oggi, e ha superato l’Europa per ricchezza e progresso. venerdì 28 settembre 2007 |