| Dai
partiti un coro di "no"
Ma Pizza non molla: «Vado avanti, ascolterò
solo il Presidente della Repubblica»
Roma
NOSTRA REDAZIONE
È un coro: per carità, nessun rinvio. Destra, sinistra e
partiti moniri sono tutti d'accordo sulla impraticabilità - costituzionale,
ma anche politica - di rinviare ad altra data l'apertura dei seggi già
fissata per il 13 e 14 aprile.
Dichiara, per esempio, Berlusconi: «Sarebbe tempo perso per tutti
e per l'Italia. Il Paese ha bisogno di un governo immediatamente operativo,
perché ci sono situazioni che richiedono dei prini interventi,
come la tragedia dei rifiuti o la questione Alitalia». Veltroni
concorda a giudicare sbagliata l'ipotesi di un rinvio, ma per ragioni
assolutamente diverse da quelle del Cavaliere: «Sono assolutamente
contrario al rinvio delle elezioni. È un problema aperto nella
destra e la destra lo deve risolvere. Impediscano all'Italia di fare una
brutta figura. C'è qualcuno - attacca il leader del Pd - che potrebbe
anche pensare che questa cosa qui sia stata messa in campo visto che la
destra sta sentendo che l'esito delle elezioni non sarà quello
che era stato immaginato qualche mese fa». Contro un rinvio è
anche Bertinotti (Sinistra Arcobaleno), perché «metterebbe
a rischio la partecipazione popolare». Per Fini (An), un rinvio
sarebbe «una follia», il leghista Bossi protesta: «Siamo
nelle mani della magistratura». Casini giudica «assurda»
la situazione, ma precisa che l'Udc è «serena, non è
una questione di nostra competenza. Ci atteniamo a quello che deciderà
il governo». Il leader centrista esclude ogni rischio di sequestro
per lo scudocrociato dell'Udc («Baggianate», taglia corto)
e sottolinea che la differenza tra il suo logo e quello di Pizza «è
sotto gli occhi di tutti, basta guardare i simboli». Comunque, Casini
non pensa che la presenza di un altro scudocrociato sulla scheda possa
creare confusione agli elettori: «Non credo che ci saranno problemi».
Nel frattempo, Giuseppe Pizza non pensa certo di arrendersi. Anzi: «Non
ho alcuna intenzione di mollare. Ben venga il rinvio delle elezioni -
dichiara - abbiamo gli stessi diritti degli altri a fare la campagna elettorale
con gli stessi tempi. Il Viminale ha sbagliato e si deve assumere le sue
responsabilità». Insomma, Pizza vuole combattere sino in
fondo e la che desidera sopra a tutto, confessa, è che il ministero
dell'Interno riconosca il suo errore: «Il Tribunale di Roma aveva
stabilito che l'unico titolare del simbolo della Dc fossi io - spiega
- quindi non vedo perché ha dovuto imporre a me di non presentarlo
alle elezioni consentendo così a Casini e all'Udc di continuare
a usarlo illegittimamente». Adesso che il Consiglio di Stato ha
riconosciuto le istanze della Dc, insiste Pizza, ben venga il rinvio delle
elezioni. Più tardi, però, è lo stesso segretario
della Dc a indicare la possibile via d'uscita: «Siccome sono una
persona dialogante e mite - dice - se da parte del Capo dello Stato arrivasse
una qualche sollecitazione... e se il Viminale fosse disposto ad ammettere
le sue responsabilità», probabilmente la Dc non insisterebbe
più sulla richiesta di far slittare la data del voto. Una possibilità,
avverte però Pizza, per ora molto eventuale: «Al momento
però - mette in chiaro - questo scenario ancora non si è
delineato e quindi è ancora prematuro parlarne. Se si verificassero
queste due circostanze, naturalmente decideremmo il da farsi».
Ieri, in molti si erano appellati al senso di responsabilità di
Pizza, a cominciare dallo stesso Berlusconi, che aveva anche sollecitato
i mezzi di informazione a risarcire in qualche modo la Dc per la propaganda
elettorale fin qui persa. Per Castelli (Lega), D'Onofrio (Udc), Consolo
(An), invece, un rinvio sarebbe semplicemente incostituzionale. E Giuliano
Ferrara (Aborto? No grazie) si disperava: «Se rinviano le elezioni,
mi suicido».
Mario Antolini
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