| Napolitano:
basta con i processi spettacolo
Il
capo dello Stao: più rispetto per la dignità delle persone.
Ma Di Pietro attacca: parole a senso unico
di PAOLO CACACE
ROMA - Basta con i processi-spettacolo, no alla divulgazione di notizie
attinenti a terzi estranei, sì ad un recupero dell’equilibrio
per assicurare «rispetto della dignità» e «decoro»
alle persone coinvolte, sì ad una riforma «condivisa»
del sistema giudiziario vigente. Ruota intorno a questi quattro punti
il nuovo monito di Giorgio Napolitano sulla giustizia. Un richiamo severo
e argomentato che figura in un messaggio inviato ai partecipanti ad un
convegno in onore del giurista Vittorio Chiusano a cinque anni dalla scomparsa.
«Nel momento in cui si riscontra una tendenza alla spettacolizzazione
dei processi, connotata anche dalla divulgazione di notizie attinenti
a terzi estranei alle vicende che ne costituiscono l’oggetto - scrive
Napolitano - occorre recuperare equilibrio per assicurare il rispetto
della dignità e del decoro delle persone coinvolte».
Quindi cita, in proposito, la lezione di Chiusano che «seppe coniugare
con responsabilità e senso del limite la difesa del diritto all’informazione
e la tutela del diritto dei cittadini a vedere salvaguardata la loro riservatezza».
E ancora, il capo dello Stato, si richiama all’avvocato-giurista
piemontese per sottolineare che il suo rigore intellettuale può
rappresentare uno stimolo e uno spunto rilevante «per l’elaborazione
di condivise modifiche al sistema normativo vigente». Parole, concetti
non inediti, reiterati in varie occasioni, quelli di Napolitano ma che
diventano di stringente attualità perché la consuetudine
dei processi-spettacolo in tv con i loro conduttori- presidenti di giurie
mediatiche sta dilagando e rende necessario un ”alt” per non
violare i diritti elementari degli imputati ovvero di chi solo marginalmente
implicato. Per ovvie ragioni, Napolitano non cita casi concreti ma fa
un discorso di carattere generale.
D’altra parte - come si è detto - il monito nei confronti
dei giudici convinti di avere una missione moralizzatrice da compiere
ricalca altri interventi dello stesso Napolitano sullo stesso tema. Ad
esempio il 14 febbraio scorso, intervenendo al Csm, il capo dello Stato
- richiamandosi ad una relazione del presidente della Corte dei Conti,
Carbone - aveva esortato i magistrati ad essere pienamente consapevoli
della portata degli effetti che «ogni loro atto può produrre»,
li aveva invitati a ricreare un clima di rispetto e di riservatezza e
decoro intorno al processo e a non cedere all’«esposizione
mediatica». Quindi aveva condiviso un intervento dell’Authority
delle Comunicazioni contro il rischio di un sovrapporsi della televisione
alla funzione di giustizia, attraverso ”la tecnica di spettacolarizzazione
dei processi” e la suggestione di ”teoremi giudiziari alternativi”.
Ora - probabilmente anche alla luce dei più recenti fatti di cronaca
giudiziaria - Napolitano torna alla carica né manca di esortare
i poli ad una «riforma condivisa» della giustizia; da attuare
- cioé - senza colpi di maggioranza. Il monito di Napolitano incontra
consensi e apprezzamenti bipartisan, anche se con la significativa eccezione
di Di Pietro.
Nel Pdl, Giuseppe Consolo osserva che «del
monito del capo dello Stato dovrebbero ricordarsi quanti, ad esempio in
materia di intercettazioni telefoniche ed ambientali, vorrebbero pubblicizzare
o pubblicare gli atti, ancorché coperti da segreto istruttorio».
Rotondi definisce «sagge» le parole di Napolitano Per Vietti
(Udc), Napolitano indica la «via maestra» per una riforma
equlibrata e organica del sistema giudiziario. Anche Tenaglia (Pd) parla
di «richiamo condivisibile» mentre Di Pietro parte all’attacco.
Esprime «rispetto» per Napolitano ma si dice amareggiato per
una presa di posizione che definisce «a senso unico». Osserva:
«Non ci sia la spettacolarizzazione dei processi, ma neanche la
spettacolarizzazione della delinquenza...».
ul Colle si attende anche la conclusione dell’iter parlamentare
del cosiddetto ”lodo Alfano”. Il voto finale al Senato sullo
”scudo” giudiziario per le quattro più alte cariche
dello Stato è previsto per oggi. Poi il testo del ddl sarà
trasmesso al Quirinale per la promulgazione che non dovrebbe riservare
alcuna sorpresa.
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