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Alfano, il leader dell’Idv passa all’azione dopo essersi battuto
in Parlamento. L’Udc è contraria ROMA - Dalle critiche ai fatti: il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, dopo essersi battuto in Parlamento contro il Lodo Alfano e averlo definito, prima “una porcheria” e poi “palesemente immorale”, ieri è passato all’azione e ha presentato in Cassazione il quesito per abrogarlo con un referendum popolare. La maggioranza protesta e passa all’attacco dicendo, come fa il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto, che il comportamento dell’ex ministro “è certamente eversivo”. L’opposizione invece si divide. L’Udc è contraria. Mentre il Pd non prende una posizione ufficiale, nonostante l’invito di Di Pietro a collaborare per la raccolta delle firme. Solo alcuni Democratici escono allo scoperto, come Arturo Parisi e Franco Monaco che annunciano la loro firma pro-referendum. Giuseppe Fioroni, invece, prende tempo annunciando che “da settembre” il suo partito dovrà “affrontare seriamente il tema della giustizia”. Referendum compreso. La Sinistra Democratica, infine, è pronta a dare il suo contributo per la battaglia referendaria, ma cerca di far capire a Di Pietro che non basta raccogliere insieme le firme. “Perchè quello che serve - spiega Carlo Leoni - è uno schieramento”. Insomma, afferma, si dovrebbe dar vita ad un fronte compatto di opposizione che riesca a mettere i bastoni tra le ruote ai progetti, come quello sulla giustizia, di Berlusconi. Decisamente sintetico il giudizio di Giuseppe Consolo che per criticare Di Pietro “e i suoi” ricorre allo slogan calcistico “nun ce vonno sta!”. Più sull'istituzionale invece il Guardasigilli Angelino Alfano che ricorda come la “decisione presa autonomamente da Di Pietro” dovrà comunque essere vagliata prima dalla Consulta. “Qualcuno freni Di Pietro”, è l'appello di Jole Santelli, perchè i suoi “toni allarmistici, apocalittici e saccenti” non contribuiscono certo al dialogo sulle riforme. Quella della giustizia, intanto, ha registrato ieri una battuta d’arresto: l’idea che la maggioranza abbia deciso di rinunciare alla battaglia per reintrodurre l’immunità parlamentare non piace per niente, infatti, al senatore a vita Francesco Cossiga che, per protesta contro “il cambio di strategia di Berlusconi”, rinuncia all’incarico, che gli era stato offerto dal premier, di presidente dell’Alta commissione per la riforma della Giustizia. Disdicendo all’ultimo minuto un pranzo con il presidente del Consiglio, organizzato per i suoi 80 anni dal numero uno di Palazzo Madama Renato Schifani. Se si abbandona l'idea di ripristinare l’immunità, avverte Cossiga, “la cosa non mi interessa minimamente, ma devo dire che me lo aspettavo...”. |